Le buone cause bisogna perseguirle

cooperationCari amici,

il vicepresidente lancia il sasso e nasconde la mano, ma io all'idea della rete di imprenditori onesti e solidali mi ci sono affezionato, e quindi tento di fare qualche piccolo passo avanti...

Innanzitutto il nome: io propongo BUNOM, che è la trascrizione fonetica del piemontese "bòn òm" (chissá se si scrive proprio così...), che si traduce "buon uomo", sia nel senso di uomo buono sia in quello di sempliciotto... Perchè diciamocelo, in questo paese le persone oneste sono considerate esattamente così: dei sempliciotti, gente che non arriverà da nessuna parte, perchè il mondo è dei furbi e non delle persone oneste.

Faccio ammenda fin da ora nei confronti delle innumerevoli imprenditrici che aderiranno al progetto: intendete "uomo" come persona e non come maschio; d'altra parte si sa che i dialetti sono di rado policamente corretti...

Ma parliamo di BUNOM, quindi. Che cosa sarà? Nella mia testa una rete, un'associazione di piccoli imprenditori, che condividano due cose: la prima l'adesione ad una "carta" di requisiti minimi che ne permettano la sicura identificazione come onesti, la seconda un reale e fattivo interesse a sviluppare una rete di solidarietà che ci possa in qualche modo aiutare tutti a sopravvivere all'attuale congiuntura.

Perchè piccoli, gli imprenditori? Non è che mi dispiacerebbe se Finmeccanica aderisse (non è vero, forse mi dispiacerebbe) ma non mi sembrerebbe congruo: l'idea è che facciano parte di questo progetto realtà che condividono gli stessi problemi e che quindi potenzialmente possono condividere anche le medesime soluzioni.

E cosa scriviamo nella "carta" che le legioni di imprenditori dovranno sottoscrivere? Bè qui dovete cominciare ad aiutarmi; cominciamo con regole come:

- Le tasse. Si pagano. Tutte. Anche quelle che sembrano inique. Semmai ci facciamo promotori di iniziative per cambiare le leggi, ma evasori mai.

- I dipendenti. Loro lavorano per noi, ma noi per loro. Garantire eque condizioni di assunzione e retribuzione è un nostro preciso dovere. Se una piccola società di servizi fattura mezzo milione di euro e non ha dipendenti a tempo indeterminato, qualcosa non va...

- Correttezza nelle relazioni. Se la mia mamma fa la dirigente di quel comune, la mia società da lei non accetta incarichi. Punto. E forse non accetta incarichi da quel comune in generale... Come dite? Questo esempio vi ricorda qualcosa? A Torino? Assolutamente casuale...

Per continuare aspetto vostri suggerimenti.

Passiamo ora alle azioni concrete:

- Innanzitutto, scambiarsi informazioni: a noi capita di perdere un bando interessante perchè non sapevamo che era uscito, o non sapere che a due isolati di distanza da noi qualcuno sta sperimentando con una tecnologia nuova di cui noi siamo venuti a conoscenza tramite un corrispondente a Chicago... Insomma, avere e condividere informazioni, specie se tra soggetti che hanno in comune la medesima sensibilità, è un valore grandissimo. Certo, condividere le informazioni è una fatica. Proprio per questo chi aderirà al progetto deve avere voglia di farla, questa fatica, ma saprà di dialogare con altri ugualmente motivati.

- Promuoversi e avere più visibilità all'esterno. Presentarsi ai clienti come panel di fornitori offre ai clienti un indubbio vantaggio: identificare fornitori che hanno già un rapporto tra di loro, e condividono una visione comune di imprenditorialità. Questo naturalmente implica di cambiare il modo in cui si considerano i clienti, che devono passare dall'essere mucche da mungere e da "gestire in proprio" a soggetti a cui tutta la rete può offrire prodotti e servizi con mutuo vantaggio.

- Massimizzare i benefici della formazione: formare noi stessi ed i nostri dipendenti può essere oneroso. Se devo organizzare per i miei dipendenti un corso di Programmazione Esoterica Gastronomica, mi costa 100; se trovo altre due società che fanno parte della rete interessate, mi costerà 150, ma poi divido per tre... Inoltre gli appartenenti alla rete potrebbero erogare formazione per gli altri: occorre superare la tentazione di considerare unicamente la conoscenza come "vantaggio competitivo", e pensare che invece sia qualcosa da condividere con gli altri.

- Mettere in comune risorse "vere". Qui noi andiamo a nozze: già ora noi rilasciamo il codice dei nostri framework come Open Source, e quindi già adesso chi vuole è libero di andare su GitHub e scaricarsi il frutto del nostro lavoro. Ma si potrebbe andare oltre: ad esempio utilizzando Jeff (uno dei nostri framework, appunto) noi abbiamo sviluppato una elegante web app per la gestione delle commesse, ad uso interno. La potremmo offrire, opportunamente personalizzata, a prezzo di costo o gratuitamente a tutti gli appartenenti alla rete. Oppure uno studio di avvocati potrebbe offrire assistenza legale in convenzione, o un bar potrebbe offrire il "panino BUNOM" (acciughe, marmellata di fichi e rucola) ad un prezzo stracciato per i soci... Insomma, il limite è la nostra fantasia.

Potrei continuare a lungo (ad esempio sto lavorando a un'idea di finanziamento cooperativo di progetti...), ma preferisco aspettare i vostri commenti.

Un'ultima cosa: siete interessati? Fatevi sentire! (gli indirizzi email sono nella pagina dello staff) Pensate che a qualche vostro conoscente possa interessare questa cosa? Mandategli il link a questo post! Condividete!

A presto, Carlo

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