Il dilemma del succo d'arancia

Ieri sono stato all'ipoCoop di corso Belgio. Volevo comprare, tra le altre cose, del succo di arancia, così, da bere al mattino.

La scelta mia era tra quello coop normale, 1,40 €, e quello coop Solidal, 1,50 €. Alla fine ho optato per quello solidal, che dice che i lavoratori che l'hanno prodotto non sono stati sfruttati. Ma le arance vengono dal Brasile (l'altro non so), quindi non proprio a Km 0.

Fino a poco tempo fa mi pensavo che, in quanto consumatore, avessi ancora una certa libertà di azione, di scelta. E che potessi esercitare una qualche "potere democratico".

Però lo scontro tra le arance del Brasile e i lavoratori non sfruttati mi ha messo in crisi. Forse avrei potuto scegliere arance del sud Italia, ma mi vedevo a Rosarno. E poi, un litro di arance spremute, impacchettate e trasferite per 1,50 €, può non esserci sfruttamento?

Forse sto perdendo una delle ultime possibilità di scegliere, in questo mondo. E allora, per dirla con Olut, rivoglio la DDR e l'opzione unica!

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